A Padova, nella clinica in cui si curano
40enni del Nordest ammalati di Facebook

I dipendenti da social network hanno rapporti virtuali per 10-11
ore e trascurano prole e affetti. Allarme per i nuovi videogiochi

(archivio)
VENEZIA (12 dicembre) - Hanno coniato pure un nome per la sindrome che sta dilagando: Facebook addiction disorder, che altri non è se non un succedaneo dell’Internet addiction disorder che tradotto in parole povere sta a significare quella dipendenza che colpisce chi non riesce più ad allontanarsi dai social network.

Facebook in testa, appunto. I medici che al policlinico Gemelli hanno addirittura aperto un ambulatorio per aiutare questi nuovi dipendenti, assicurano che su 10 "navigatori" due sono irrimediabilmente dipendenti. Più vicina a noi c’è l’esperienza del professor Giuseppe Borgherini, che a Villa Parco dei Tigli nel Padovano, ha una specifica sezione per dipendenze, da alcol, droga, gioco e ora anche Internet. Qualche decina di ragazzini l’anno che a Nordest complessivamente subiscono pesanti danni dalla loro passione, ma diverse migliaia coloro che, pur non avendo subito danni, hanno pesantemente condizionato la propria vita.

«Il dipendente è una persona legata a qualcosa che condiziona la sua sopravvivenza, e la possibilità di venire meno a questo legame crea angoscia e paura, - sottolinea Borgherini - Si può dipendere dalle persone, dalle sostanze che ingannano il cervello dando una sensazione di forte ricompensa, vedi cocaina, o dai social network che ci regalano la frenesia di avere tanti contatti e sentire una sorta di onnipotenza nel poter accedere velocemente a così tante relazioni». Il risultato è devastante: una vita reale sostituita da rapporti virtuali che tengono legati al video ore e ore, anche 10-11 consecutive.

«Più passa il tempo, più nelle persone più fragili vengono trascurate le relazioni personali e i parametri di vita normale, come lavoro o il sonno e questo mette in tilt il sistema nervoso. - continua lo psichiatra -. Diventa patologia quando, pur avendo numerosi contatti, non si riesce ad operare delle restrizioni, s’instaura un corto circuito e ci si ritrova in situazione che possono provocare danni anche pesanti».

In clinica arrivano di solito persone sotto i 40 anni, con discreto livello culturale, dimestichezza col mezzo informatico di cui fanno un punto di orgoglio. Di solito a dare l’allarme è un parente, preoccupato dallo stato di prostrazione e di stanchezza. «Dalla trascuratezza della prole e degli affetti - aggiunge Borgherini. O perchè fanno un uso smodato di antidolorifici, per il mal di testa, o di psicofarmaci. Abbiamo un centro che si occupa di dipendenza e gioco d’azzardo patologico, e vediamo le vittime di ogni dipendenza, dalla droga all’alcol, da Internet ai videogiochi. E proprio in questo ultimo ambito abbiamo lanciato un allarme perchè a breve entreranno in commercio macchine molto pericolose, accattivanti e con montepremi elevati avranno una diffusione capillare e questo significa che le persone più fragili potranno diventarne facili preda».

Una volta entrati nella spirale non è facile uscirne: si passa attraverso un controllo farmacologico per ritmo sonno-sveglia - ricorda Borgherini - Sedute di psico-educazione dove si spiegano i problemi legati ad un abuso di Internet. Poi un gruppo dove si cerca di attenuare la spinta a questo genere di piacere, non ultimo l’aiuto delle famiglie.

Domenica 12 Dicembre 2010



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