Ripristina dei laghetti per far riprodurre rospi e salamandre, naturalista finisce sotto processo

Sabato 11 Gennaio 2020 di Alessandro Ricci
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Storie di montagne e “resistenza rurale” in Abruzzo. Proprio questo il termine utilizzato da Fabrizio Sulli per raccontare la sua vicenda. Il trentatreenne, che ha scelto di vivere recuperando un rudere a due chilometri dal centro abitato di Isola del Gran Sasso (Teramo), area nella quale prima dell’abbandono vivevano almeno diciassette famiglie, affida ai video su Facebook il racconto della sua situazione. Che al momento registra un rinvio a giudizio per abuso edilizio, per aver ricreato tre stagni per anfibi in un frassineto nell’area sorgentizia di fonte Coccionetto, nel comune di Castelli, nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Stagni che nel frattempo hanno ricreato le condizioni ottimali per la riproduzione di salamandrina, rana appenninica e rospo.

«Sono in attesa dei tritoni italici del lago di Pagliara che è quasi interrato - commenta Fabrizio Sulli -. I carabinieri forestali sono arrivati e hanno misurato tutto, rinviandomi a giudizio per abuso edilizio il sei aprile, accusando anche i miei genitori ultra sessantenni che vengono a trovarmi due volte l’anno». L’uomo si difende dicendo di aver semplicemente ricreato condizioni esistenti, in un bosco che ha sessant’anni e dove sono ancora visibili ruderi delle case abitate fino a pochi decenni fa.

«Ho scavato con le mani - racconta Fabrizio Sulli - rimuovendo rami, foglie e terriccio che ostruivano il ruscello, che ha ripreso a scorrere nel suo corso naturale. Prima del mio arrivo l’acqua che non era convogliata scorreva lungo un pendio, danneggiando gli alberi che si stavano rovesciando, le radici erano scoperte». L’uomo rivendica la sua azione volta solo alla tutela della fauna e del territorio. «Le sorgenti sono sempre state usate per irrigare e abbeverare gli animali - aggiunge -. Mi sono preso il rischio e l’onere di ripristinare la situazione, senza alcuno scopo se non quello della tutela della natura».

Con la sua azione, insomma, tutto è tornato nel ciclo naturale, creando ad esempio un piccolo argine «solo con i detriti spostati dai cinghiali, l'acqua deflusice nel corso che già c’era - dice ancora l’uomo -. Non smonto niente perchè farlo significherebbe danneggiare i piccoli animali che hanno trovato una casa dove riprodursi. Il Parco per fare le stesse opere avrebbe dovuto smuovere fiumi di denaro. La mia azione è un vantaggio per gli animali e un risparmio per la collettività. La tutela dell’ambiente è diventata un business». Alessandro Ricci Ultimo aggiornamento: 12 Gennaio, 09:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA